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Procedura

La definizione di “cose antiche o usate” può essere desunta dall’art. 2 del D.Lgs. 490/99 che definisce “ cose antiche ”:

a) le cose che interessano la paleontologia, la preistoria e le primitive civiltà;

b) le cose di interesse numismatico;

c) i manoscritti, gli autografi, i carteggi, i documenti notevoli, gli incunaboli, nonché i libri, le stampe, le incisioni aventi carattere di rarità e pregio;

d) le carte geografiche e gli spartiti musicali aventi carattere di rarità e di pregio artistico o storico;

e) le fotografie con relativi negativi e matrici, aventi carattere di rarità e di pregio artistico o storico;

Definisce “ cose usate ” quelle che non sono comunque soggette alla particolare tutela delle cose di interesse artistico e storico e le opere degli autori viventi o la cui esecuzione non risalga ad oltre cinquanta anni, nonché quelle cose mobili che non possiedono i requisiti delle cose antiche ma che, pure essendo già state utilizzate nel tempo e quindi consumate o deteriorate, possiedono ancora un valore commerciale.

 

Nella relativa nozione rientrano, pertanto, anche gli autoveicoli usati o le parti di essi, che siano ancora utilizzabili.

 

 

Ai sensi del DPR 616/77 la competenza in materia di polizia amministrativa è passata ai Comuni, pertanto è da intendersi oggi quale Autorità locale di Pubblica Sicurezza il Comune.

 

Il commercio di “cose usate” non soggiace al rilascio di autorizzazione di pubblica sicurezza bensì di DIA con presa d'atto da parte dei comuni, tenuto conto che la dichiarazione ha la sola funzione di rendere lecita, in quanto non clandestina, l'attività di cui trattasi, determinando così una eventuale attività di vigilanza da parte degli organi competenti.

 

La dichiarazione ex art. 126 TULPS da proporre in duplice copia di cui una in marca da bollo che sarà restituita provvista di presa d’atto, è subordinata al possesso dell’autorizzazione al commercio di vicinato (mod. COM 1).

 

Tutti i commercianti di “cose antiche o di cose usate”, devono tenere un registro delle operazioni giornaliere; tale registro deve essere preventivamente vidimato dal Comune e compilato secondo le modalità indicate nel c. 1, dell’art. 247 del R.D. n. 635/40.



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